Il direttore de Il Manifesto, dopo il rientro di Giuliana Sgrena, ha affermato che dall'Iraq, dopo la partenza di ormai tutti i giornalisti occidentali, non arrivano più immagini. Le uniche notizie sono costituite dai comunicati stampa dei comandi militari e i pochissimi giornalisti ancora sul posto fanno il loro lavoro dagli alberghi ed evitano di esporsi al pericolo rapimenti girando in strada. Solo Al Jazeera riesce a fare ancora informazione visto che i propri giornalisti non hanno un posto in cui tornare.
In questa "morte del villaggio globale", pur con tutti i loro limiti, le immagini via satellite possono aiutarci a ricostruire eventi drammatici come quelli avvenuti sulla strada per l'aeroporto di Baghdad. Esiste un programma, commercializzato da Google, che si chiama Keyhole, esso permette di accedere allo sterminato database di immagini ad alta risoluzione provenienti dai satelliti civili che monitorizzano e controllano la superficie terrestre; potete cercare facilmente casa vostra, la Statua della Libertà, oppure la stada che porta all'aeroporto internazionale di Baghdad. Io ho scaricato una verione di valutazione, e quanto segue è il risultato.
Baghdad ha, secondo Keyhole, quattro aeroporti. Due sono poco più che piste d'atterraggio sterrare. Uno, il Rasheed Airport sembra essere usato come pista di atterraggio per elicotteri ed il quarto è un moderno terminal aeroportuale con tanto di passerelle mobili per la salita e discesa dei passeggeri, qui a destra potete vederne un'immagine d'insieme. Evidentemente prima della guerra l'aeroporto era stato chiamato Saddam International Airport.
Da questa immagine potete osservare il percorso finale che le auto percorrono per raggiungere il terminal. La lunghezza del percorso è di circa 700 metri. Potete già osservare che arrivati più o meno a quel punto c'è un bivio che fa pensare che, in origine, le auto potessero scegliere di dirigersi verso un parcheggio sotterraneo oppure raggiungere direttamente l'ingresso/uscita del terminal (taxi?).
Questa immagine è stata elaborata da Keyhole in modo da avere una visione prospettica della strada. Osservate che in corrispondenza del primo puntino rosso (è distinguibile più che altro dall'ombra) sembra esserci un cartello stradale che indica evidentemente la destinazione delle due biforcazioni. Possiamo immaginare che vengano indicate anche le distanze dal terminal, e questo spiegherebbe la precisione nel dire "eravamo a 700 metri dall'aeroporto".
Infine da qui è ancor meglio distinguibile il cartello stradale posto poco prima della biforcazione. Nonostante li abbia cercati in Rete, lo ammetto senza troppo impegno, non ho trovato dettagli precisi su quale aeroporto sia stato usato, tuttavia ieri sera, osservando una ricostruzione digitale dei fatti al telegiornale, mi sono convinto che la strada potesse essere proprio questa. Forse questo mio lavoro di ricerca potrebbe non servire a spiegare meglio i fatti ma mi sembra comunque utile per evitare che troppe cose possano venire insabbiate.
È doveroso precisare che quanto ora leggerete è unicamente frutto di mie supposizioni: la presenza di un bivio potrebbe far pensare ad una errata manovra del veicolo che si sarebbe immesso in una strada "vietata". Questo avrebbe innescato la sparatoria ed il tragico epilogo. Una reazione folle, smodata, irresponsabile ed incoscente che non serve affatto a giustificare l'operato dei soldati americani "dal grilletto facile" che ancora si dipingono come coloro che hanno portato la democrazia in Iraq.
Per vedere in dimensioni reali le immagini riprodotte qui sopra dovete cliccarvi sopra con il mouse. Ricordate che tutto il materiale di questo sito è rialsciato in Creative Commons Licence, vi invito quindi a copiarlo e riprodurlo a piacere sui vostri siti o su altri media: facciamo girare queste informazioni in ogni forma e complichiamo la vita a coloro che vorrebbero far passare tutto per uno "spiacevole incidente".
stando a quanto dice giuliana sgrana, la loro auto non arrivava all’aereoporto lungo la strada principale, ma lungo una strada secondaria, è passata sotto un cavalcavia ha fatto una curva di 90 gradi a destra e subito dopo si sono visti sparare la luce e i proiettili. se guardi bene la foto più larga a, direi, 700 metri prima del primo puntino rosso, quello all’altezza del cartello che tu indichi, c‘è un doppio cavalcavia e due strade che vi passano sotto. la macchina veniva dalla strada di destra passa sotto il cavalcavia e, sarebbe dovuta arrivare all’aereoporto non da quello che sembra l’accesso prncipale, segnalato con la linea gialla, ma da dietro. forse il calipari e il suo, o i suoi, colleghi, si sentivano più tranquilli a fare così, certamente avevano avvisato anche del percorso che avrebbero fatto. e infatti ….
p.s. una mia considerazione. non è che il buon eroe nicola fosse inviso a qualcuno? la dinamica è quella dell’agguato mafioso: ammazzo te e avviso i tuoi.
lì a mio avviso è accaduto il fattaccio